La La Land: un film che ci ricorda di sognare proprio quando non siamo più in grado di farlo.

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La La Land non a caso è uno dei miei film preferiti. Ricordo che la prima volta che lo vidi al cinema mi commosse, e uscii di sala felice e speranzosa in un periodo che per me era tra i più indefiniti. Nonostante il finale sia “triste” o non sia il classico happy ending che tutti si potevano aspettare, il viaggio svolto nel film mi aveva riempita di voglia di rincorrere i miei sogni. Ad oggi, in un periodo in cui i cinema sono calpestati come zerbini e fare l’artista è un’idea sconsiderata e sciagurata, vedere questo film fa un po’ male. Perché il mondo è pieno di artisti talentosi, ma per i più rimarrà una chimera. Prima, durante e dopo il covid. Tralasciando questo forte senso di amarezza (chi me lo fa fare di studiare cinema nel 2021?) Proviamo a sviscerare un po’ i punti che più mi hanno colpito. Per cominciare, la musica, chiave del film, parla quando le parole non sono sufficienti. È  diegetica, cioè all’interno della storia, in un tutt’uno con i personaggi e il loro vissuto, ci permette di farci sentire le loro emozioni in un modo più stretto. Nonostante il clima nostalgico vecchia Hollywood e le scenografie favoleggianti è una storia che colpisce più intimamente di quel che ci si aspetterebbe.

planetarium lalaland

Another Day of sun

Perché forse in quella città sonnolenta

Lui si siederà un giorno, le luci sono spente

Lui vedrà la mia faccia e penserà a come mi conosceva

La La Land parla di sogni da inseguire, ad ogni costo. La La Land è il film in cui si rispecchierebbe chiunque abbia un minimo di ambizione e di voglia di inseguire un sogno, appartiene a chi, in altre parole, non si accontenta. È per chi ha vissuto almeno una volta, o continua a vivere  una passione urgente, un fuoco impellente in grado di cancellare ogni cosa si metta contro il proprio sogno,spinti dalla sola volontà di realizzare un  desiderio di successo e approvazione.

Mia e Sebastian rappresentano i sognatori per eccellenza, bramosi di vivere la propria vita esprimendo l’arte in  cui si identificano: per Sebastian è il Jazz, per Mia è il cinema.

Per un’artista, trovare sostegno al proprio sogno è importante quasi quanto raggiungere il proprio obiettivo. Sono l’amore ed il sostegno reciproco il motore dei rispettivi sogni di gloria. La tenacia ad inseguire la propria ambizione è essenziale anche quando il rapporto tra i due comincia a stridere, perché nonostante tutto il sogno è più importante, forse più importante dello stare insieme.

Per quanto i due ragazzi si amino, la vita ed il loro desiderio di successo li porterà più volte fuori strada rispetto all’obiettivo di partenza che sarebbe stato solo quello di essere felici.

Una voce che dice, io ci sarò e tu starai bene

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Dedicato ai folli e ai sognatori

Saltò, senza guardare

E cadde nella Senna

L’acqua era gelida

Passò un mese a starnutire

Ma disse che l’avrebbe rifatto

La chiave è riprovarci. Ancora. La canzone di Mia durante l’audizione, “The fools who dream” racchiude la vera essenza del film. Per quanto folle possa essere buttarsi in un fiume d’inverno, se ti fa stare bene, rifallo ancora. Metaforicamente parlando, ovviamente. 

Nella canzone, Mia rivela anche di ricondurre che l’ispirazione a tentare la carriera di attrice derivi proprio da quell’aneddoto raccontato dalla zia, che utilizzava per dimostrarle che “un po’ di follia è la chiave per darci nuovi colori da vedere”, anche se non sappiamo dove questo ci porterà. Un elogio a quel pizzico di follia che contraddistingue il talento di un’artista che osa alla ricerca di una scintilla, per quanto a volte possa sembrare sciocco.

Andarsene e inseguire un sogno, o restare con l’amore della tua vita? Nel caso di Mia e Sebastian, forse alcune scelte differenti avrebbero potuto salvare il loro legame, ma siamo sicuri che ci sarebbe stato spazio per la realizzazione dei sogni di entrambi, senza sacrificare l’amore? Se, per esempio, Sebastian avesse seguito Mia a Parigi, probabilmente non avrebbe aperto il Seb’s. Sarebbe comunque sempre stata una vittoria a metà per entrambi, consolati forse dal loro amore. Come è stata infine una vittoria a metà, consolati unicamente dal loro lavoro gratificante. 

Una magnifica scena finale ci mostra il finale ideale, quello che i due protagonisti forse sognavano maggiormente, e che, ostinati dal desiderio di personale successo ormai raggiunto, non hanno avuto. Forse il sogno più appagante sarebbe stato semplicemente quello di stare insieme e basta.  Ma, mentre Mia e Sebastian si scambiano l’ultimo malinconico, ma nonostante tutto, sereno sguardo, Chazelle lascia che la decisione spetti al pubblico.

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2 commenti

  1. Madame Verdurin

    Come sai a me invece il film non è piaciuto, ma mi è piaciuta invece la tua recensione, molto sentita e appassionata. Complimenti anche per come hai creato e disposto le GIF tratte dal film, rendono evidente la modalità “sliding doors” scelta da Chazelle per raccontare la storia.

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